Alessandro Lala

Una storia di educazione e riscatto

Alessandro Lala è una delle figure più significative della storia dell’istruzione popolare napoletana: un educatore rigoroso, un innovatore instancabile, un uomo che ha dedicato la vita a offrire ai più umili l’opportunità di crescere attraverso la conoscenza.
Alessandro La Oggi il suo nome è tornato al centro dell’attenzione grazie al lavoro della famiglia Lala e alle iniziative del CPIA Napoli Città 1, che ne hanno preservato e rilanciato la memoria. In qualità di discendente diretto, Leandro Lala ha più volte ricordato come questa eredità culturale rappresenti non soltanto un patrimonio familiare, ma un patrimonio della città.
Molto è cambiato dai tempi di Lala: metodi didattici, strumenti, organizzazione delle scuole, politiche educative. Eppure un elemento rimane intatto: la convinzione che l’istruzione sia la forma più alta di emancipazione individuale e collettiva. È questo principio, ieri come oggi, a guidare l’opera di chi si impegna nel campo dell’educazione degli adulti.

Le origini dell’istruzione popolare

Per comprendere l’importanza del contributo di Alessandro Lala, è utile gettare uno sguardo alle origini dell’istruzione per lavoratori e adulti. Le prime scuole serali nacquero infatti tra la fine del Settecento e l’Ottocento, soprattutto in Inghilterra, quando la Rivoluzione Industriale trasformò radicalmente la società.
Le città crescevano, le fabbriche si moltiplicavano, e una nuova classe operaia affrontava condizioni di lavoro durissime: orari interminabili, salari minimi, nessuna tutela. L’analfabetismo impediva ai lavoratori di accedere a impieghi migliori e di comprendere un mondo che diventava sempre più complesso.
Per questo nacquero le prime scuole serali, rivolte a operai, contadini, giovani sfruttati dal lavoro minorile. Nei resoconti dell’epoca si racconta di operai che arrivavano alle lezioni ancora sporchi di fuliggine, stanchi ma determinati a non perdere neppure un minuto di quello che sentivano come un privilegio e una speranza.
Il movimento si propagò rapidamente in Germania, Danimarca, Spagna e in molte altre nazioni europee.
In Italia il percorso fu più accidentato. La legge Casati del 1859, pur essendo la prima grande riforma nazionale dell’istruzione, dedicò poca attenzione alle scuole serali, che rimasero a lungo iniziative volontarie e spesso sostenute da privati. Solo con le leggi Orlando (1904) e Credaro (1911) lo Stato iniziò a prendere in carico in maniera strutturale l’educazione degli adulti.
È in questo contesto storico che nasce e opera Alessandro Lala.

Chi era Alessandro Lala

Alessandro Lala nasce a Napoli nel 1857. Fin da giovanissimo mostra una forte inclinazione per l’istruzione popolare: a soli 18 anni insegna a leggere e scrivere ai bambini dei quartieri popolari. La sua carriera scolastica cresce rapidamente, spinta da competenza, intraprendenza e sensibilità sociale, fino a farlo diventare Direttore generale delle scuole popolari di Napoli. Lala fu un autentico innovatore. Molto prima che l’istruzione degli adulti fosse strutturata dallo Stato, lui ne intuì la necessità e ne avviò lo sviluppo: fondò a sue spese la prima scuola operaia serale di Napoli; creò patronati per studenti poveri, affinché nessuno fosse escluso per motivi economici; introdusse nella scuola primaria l’insegnamento del disegno e delle lingue straniere, allora assolutamente innovativo; fu tra i primi sostenitori dell’importanza della refezione scolastica, intuendo che benessere e apprendimento sono inscindibili. Il suo obiettivo era semplice e rivoluzionario: offrire istruzione a chi non aveva nulla, ai lavoratori, agli analfabeti, ai giovani che non potevano frequentare la scuola tradizionale.

Il grande riconoscimento internazionale

Il culmine della sua carriera giunge nel 1900, quando il Comune di Napoli gli affida la responsabilità di rappresentare la città all’Esposizione Universale di Parigi, l’antenata dell’Expo moderno. Lala accetta l’incarico nonostante il pochissimo tempo a disposizione — appena cinque mesi — e organizza una mostra di straordinaria qualità, presentando al mondo i progressi dell’istruzione popolare napoletana. Il risultato è storico: Napoli riceve la medaglia d’oro per l’istruzione, un riconoscimento unico e prestigioso che ancora oggi testimonia l’importanza del suo contributo.

La scuola Giacomo Leopardi e l’opera nei quartieri popolari

Nel 1902 Lala diventa il primo direttore della scuola Giacomo Leopardi di Fuorigrotta, l’unica scuola del quartiere in quegli anni. Grazie alla sua visione modernissima, la Leopardi diventa un polo d’avanguardia: aule luminose, laboratori, biblioteca, palestre, un refettorio attrezzato e persino una sala cinematografica, elementi incredibili per l’epoca.
La sua presenza a Fuorigrotta lascia un ricordo profondo: gli abitanti lo descrivono come un galantuomo, un uomo di grande bontà, tenace, sempre disponibile nei momenti difficili. Le cronache del tempo parlano di numerosi atti di gentilezza e di sostegno verso gli studenti più poveri.
Anche Francesco De Sanctis, uno dei massimi intellettuali italiani e allora Ministro della Pubblica Istruzione, riconosce la sua grandezza. In una lettera autografa elogia Lala come educatore “impareggiabile”, degno della riconoscenza delle generazioni future.
Lala muore nel 1925, lasciando un vuoto enorme nel quartiere e nella città. La scuola Leopardi e gli abitanti di Fuorigrotta ne onorano la memoria con commozione e gratitudine.

Il ricordo nella città di Napoli

La memoria di Alessandro Lala viene custodita anche negli anni successivi:
nel 1951 viene inaugurato un suo busto in bronzo nella scuola Giacomo Leopardi, opera dello scultore Pasquale Monaco;
una piazzetta del quartiere, oggi Largo Alessandro Lala, viene intitolata in suo onore.
Il suo nome continua così a vivere nei luoghi che hanno beneficiato del suo lavoro e della sua visione.

La Famiglia Lala e la custodia della memoria

Dopo Alessandro, la Famiglia Lala ha continuato a preservarne l’eredità culturale.
Il figlio Augusto Lala (1906–1984), studioso, pittore, docente e scrittore, avviò negli anni ’50 i corsi per insegnanti di disegno e nel 1960 pubblicò il suo primo testo scolastico. Dal 1969 diede vita al periodico "Il Leonardo", inizialmente dedicato all’arte, poi diventato una preziosa documentazione storica su Fuorigrotta.
Accanto a lui lavorava il figlio Guglielmo Lala, appassionato di fotografia, che intraprese una sistematica raccolta di immagini, testimonianze e documenti storici del quartiere. Questo materiale, nel corso del tempo, è diventato un patrimonio vastissimo, arricchito anche da contributi esterni.
Per rendere questa memoria accessibile a tutti, Leandro e Guglielmo Lala decisero di digitalizzarla e metterla online, dando vita al sito Archivio Lala, tuttora mantenuto attivo con lo scopo esclusivo di condividere conoscenza e conservare la storia di Fuorigrotta.

Dal passato al presente: la nascita del CPIA “Alessandro Lala”

Proprio attraverso l’Archivio Lala, anni dopo, nasce un nuovo capitolo di questa storia.
Un giorno, il docente e collaboratore del Dirigente Scolastico Luca Rossano, passando nei pressi di Largo Alessandro Lala, si incuriosì sull’origine di quel nome. Cercando informazioni online, scoprì la figura del pedagogista Alessandro Lala e rimase colpito dalla sua rilevanza storica.

Da questa scoperta nacque l’idea — condivisa con il Dirigente Scolastico Michele Nunziata — di intitolare a Lala il CPIA Napoli Città 1, riconoscendo una continuità ideale tra le scuole popolari di un tempo e gli attuali percorsi di istruzione per adulti presenti nella città di Napoli.

L’intitolazione non fu un gesto burocratico, ma un omaggio autentico ai valori di cultura, inclusione e progresso civile rappresentati da Alessandro Lala. Il coinvolgimento della famiglia Lala, invitata a partecipare all’inaugurazione, confermò la sincerità e la profondità di questa scelta.

L’eredità morale

A cento anni dalla sua scomparsa, Alessandro Lala non è soltanto un personaggio storico: è un esempio di cittadino, educatore e innovatore.
La sua eredità morale si può riassumere in alcuni valori fondamentali:

  • L’istruzione come diritto universale
  • La cultura come mezzo di emancipazione sociale
  • La scuola come spazio di accoglienza e crescita
  • L’impegno civile come responsabilità personale

Il suo nome continua a vivere nelle istituzioni, nei docenti e negli studenti che ogni giorno lavorano per diffondere conoscenza, esattamente come lui aveva sognato.

La Scuola Popolare

La scuola Giacomo Leopardi

Le origini della Scuola Leopardi

La Scuola Giacomo Leopardi rappresenta una delle istituzioni educative più antiche e significative di Fuorigrotta. La sua storia è indissolubilmente legata alla figura di Alessandro Lala, che nel 1902 ne divenne il primo direttore, dando avvio a un periodo di straordinario rinnovamento pedagogico e sociale.
All’epoca Fuorigrotta era un piccolo borgo ai margini della città di Napoli, con scarse risorse e un’elevata dispersione scolastica. Lala, educatore appassionato, intellettuale poliedrico, poeta e studioso dei problemi sociali, comprese che la scuola doveva diventare non solo luogo di istruzione, ma centro di formazione civile e motore di progresso per l’intera comunità.
Sotto la sua guida la piccola scuola, inizialmente ospitata in pochi vani di un edificio in Via Leopardi 23, si trasformò rapidamente in un modello educativo all’avanguardia, anticipando molte intuizioni dei grandi pedagogisti europei dell’epoca. Lala promosse attività sportive, laboratori artigianali, una fanfara scolastica, un museo didattico e corsi serali per giovani lavoratori, sostenendo l’idea che l’istruzione dovesse elevare la condizione sociale del popolo.
Il suo impegno portò la Leopardi a diventare la scuola pilota del Comune di Napoli, e valse allo stesso Lala la nomina prima a ispettore scolastico (1918) e poi a Direttore generale delle scuole popolari di Napoli.
Il sogno di Lala prese forma concreta nel 1928, quando la scuola fu trasferita nell’attuale edificio di Via Leopardi 135, progettato secondo i più moderni criteri europei dell’epoca: 40 aule luminose, palestre, refettorio, cucine, biblioteca, ambulatorio medico, cinema e locali dedicati alle attività scientifiche. Un complesso scolastico all’avanguardia, concepito per offrire ai bambini di Fuorigrotta un ambiente di studio degno delle migliori esperienze internazionali.
Anche dopo la morte di Lala (1925), la sua eredità morale ed educativa continuò a vivere nella scuola, come testimoniano le parole del suo successore, Gennaro Palombo, che nel 1926 riconobbe nella Leopardi una fisionomia e una tradizione “che si ricollegano al nome di Alessandro Lala” e si impegnò a mantenerle vive.
Oggi la Scuola Giacomo Leopardi conserva quella stessa vocazione: essere un’istituzione radicata nel territorio, innovativa, aperta alla comunità e fedele alla missione educativa che Alessandro Lala contribuì a definire più di un secolo fa

Gli scritti

Gli encomi

La commemorazione dei 25 anni

La memoria di un maestro della scuola napoletana

Il 14 novembre 1950, a venticinque anni dalla scomparsa di Alessandro Lala, Napoli e il mondo della scuola si fermarono per ricordare una figura che aveva segnato in modo indelebile la storia dell’educazione popolare. La commemorazione si svolse in un clima di sincera partecipazione: insegnanti, dirigenti scolastici, ex allievi e rappresentanti delle istituzioni si riunirono per rendere omaggio a colui che, per mezzo secolo, aveva dedicato la sua vita alla formazione dei giovani e al riscatto culturale delle classi popolari.
Non si trattò di una cerimonia formale, ma di un momento di memoria collettiva. Le parole di chi lo aveva conosciuto, i ricordi dei suoi collaboratori e le testimonianze degli alunni che lo avevano avuto come maestro o direttore scolastico restituirono l’immagine di un uomo instancabile, animato da una visione chiara: la scuola come strumento di emancipazione civile e morale.

Sono stati ricordati episodi molto significativi della carriera di Alessandro Lala:

Uno degli episodi più citati fu quello dello sciopero degli alunni della scuola “Giacomo Leopardi” di Fuorigrotta. Quando si diffuse la notizia che Lala avrebbe dovuto lasciare la direzione per assumere incarichi più alti, i ragazzi – sostenuti dalle famiglie – decisero di non entrare a scuola per protesta. Era un gesto spontaneo, ma rivelava quanto fosse amato e quanto la comunità lo considerasse indispensabile. Alla fine, Lala accettò di mantenere la direzione della scuola, pur con un aggravio enorme di lavoro.

Le medaglie donate alla Madonna di Pompei.
Un altro ricordo che colpì i presenti fu la sua modestia: nonostante avesse ricevuto numerose medaglie (bronzo, argento e oro) per meriti scolastici, Lala non le conservò per sé. Le donò tutte come ex voto alla Madonna di Pompei, segno della sua spiritualità e del suo senso di servizio.

La fanfara dei bambini
Fu ricordata con simpatia la piccola fanfara scolastica che Lala aveva organizzato a Fuorigrotta. Gli alunni indossavano uniformi e suonavano strumenti, diventando un simbolo di disciplina e orgoglio per il quartiere. Era un modo creativo per dare ai ragazzi un senso di appartenenza e di comunità.

La scuola serale artigiana
Un aneddoto molto citato riguardava l’inaugurazione della scuola serale artigiana nel 1916. Lala spiegò con passione che era stata pensata per i giovani lavoratori che non potevano frequentare le lezioni diurne. Quel giorno, con autorità e cittadini presenti, mostrò come la scuola potesse davvero cambiare la vita delle persone.

La rapidità e precisione del direttore
Alcuni colleghi raccontarono episodi della sua abilità organizzativa: bastava chiedergli un prospetto statistico o un documento, e in pochi minuti tracciava tabelle e cifre con una precisione impressionante. Era un uomo che non perdeva tempo e che sapeva trasformare il lavoro burocratico in uno strumento utile per la scuola.

La vicinanza agli alunni
Infine, fu ricordato il suo modo paterno di rapportarsi con i bambini. Molti ex alunni raccontarono di come Lala li avesse incoraggiati nei momenti di difficoltà, insegnando non solo nozioni, ma valori di rispetto, solidarietà e amore per la patria.

Il CPIA Alessandro Lala

Il CPIA Napoli Città 1 e l’eredità di Alessandro Lala

Il CPIA “Alessandro Lala” è la dimostrazione che la visione di un educatore può attraversare un secolo e continuare a incidere sulla vita delle persone.
Lala sosteneva che l’istruzione non è un privilegio ma un diritto. Oggi il CPIA ne raccoglie l’eredità ogni giorno, accogliendo uomini e donne che desiderano riprendere in mano la propria storia. Il CPIA Napoli Città 1, intitolato ad Alessandro Lala, rappresenta la continuazione del percorso avviato da lui più di un secolo fa. L’istruzione degli adulti, che allora si sviluppava attraverso le scuole popolari serali, è oggi un sistema strutturato e inclusivo che conserva lo stesso spirito: offrire a ciascuno la possibilità di crescere tramite la cultura.
La scelta di intitolare il CPIA a Lala nasce da un riconoscimento concreto: la sua azione educativa — rivolta a lavoratori, analfabeti e giovani dei quartieri popolari — è all’origine di ciò che ora definiamo apprendimento permanente. La storia del CPIA si colloca in continuità con il lavoro di Alessandro Lala. Egli comprese presto che la scuola doveva adattarsi ai ritmi della vita, in particolare a quelli dei lavoratori esclusi dall’istruzione tradizionale. Per questo aprì una scuola operaia serale, sostenne gli studenti più poveri e introdusse laboratori e attività pratiche che allora erano innovazioni.
Le scuole popolari serali dell’Ottocento, fatte di aule modeste ma di forte impegno civile, sono l’embrione di ciò che oggi i CPIA sono diventati: luoghi di accoglienza, possibilità concreta di miglioramento, strumenti di integrazione sociale e opportunità di riscatto per chi non aveva potuto studiare in precedenza.
Il passaggio dalle aule di un tempo alle sedi moderne e multiculturali dei CPIA spiega il senso dell’intitolazione ad Alessandro Lala: non un gesto formale, ma il riconoscimento di una radice comune orientata a offrire opportunità educative diffuse e senza distinzioni.

La commemorazione dei 100 anni

Cento anni dopo: Napoli ricorda Alessandro Lala

L’11 novembre 2025, esattamente un secolo dopo la sua scomparsa, Napoli ha reso omaggio ad Alessandro Lala, educatore e direttore scolastico che dedicò la vita alla scuola popolare e alla formazione delle classi più umili. La commemorazione si è svolta nella suggestiva Sala dei Baroni del Maschio Angioino, luogo simbolico della città, che per un pomeriggio si è trasformato in un grande spazio di memoria e gratitudine.
La cerimonia, organizzata dall’associazione Unicommercio e fortemente voluta dall’avvocato Marcello Lala, discendente del pedagogista, ha visto la partecipazione di autorità civili e scolastiche, docenti, studenti e cittadini. Tra i presenti spiccavano il professor Giuseppe Recinto, Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, Ettore Acerra, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, e l’assessora comunale all’Istruzione Maura Striano. Non mancavano rappresentanti del CPIA “Alessandro Lala”, giornalisti e figure del mondo culturale napoletano.
Fin dall’inizio, l’atmosfera è stata intensa: non un freddo tributo formale, ma un incontro vivo, in cui la città ha voluto ricordare un uomo che aveva fatto della scuola il cuore della sua missione civile. Gli interventi hanno ripercorso la sua carriera, dalla fondazione della scuola “Giacomo Leopardi” di Fuorigrotta fino al ruolo di Direttore Generale delle scuole popolari di Napoli. È stato ricordato il suo impegno instancabile per l’istruzione dei figli del popolo, la creazione di scuole serali per gli artigiani, l’introduzione della refezione scolastica e persino la fanfara di bambini in uniforme che animava il quartiere.
La commemorazione non si è limitata al ricordo: è stata anche occasione per riflettere sull’attualità del suo pensiero. Molti relatori hanno sottolineato come le sue idee – una scuola inclusiva, capace di emancipare e di formare cittadini consapevoli – siano ancora oggi un modello da seguire. “Alessandro Lala fu un visionario”, ha detto il professor Recinto, “seppe trasformare la scuola in strumento di emancipazione collettiva, anticipando temi che oggi sono al centro del dibattito educativo”.
A chiudere la giornata, la scopertura di una targa commemorativa a Fuorigrotta, quartiere che più di ogni altro conserva la memoria viva del direttore. Un gesto semplice ma carico di significato: riportare il nome di Lala tra le strade che videro il suo impegno quotidiano, affinché le nuove generazioni possano riconoscere in lui un esempio di dedizione e di amore per la scuola.
Cento anni dopo la sua morte, Napoli ha dimostrato che Alessandro Lala non è soltanto una figura del passato, ma un patrimonio morale e culturale da custodire. La sua vita, segnata da modestia e da una fede incrollabile nell’educazione, resta un faro per chi crede che la scuola sia il vero motore del progresso sociale.

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