Le opere pubbliche

Al termine della prima guerra mondiale Il Governo di allora, ma soprattutto poi quello fascista, indirizzò i propri sforzi al miglioramento delle condizioni di salute della popolazione ed in particolar modo al problema dell'infanzia abbandonata e dei giovani, tra i quali si contavano numerosi orfani. In tale ottica furono potenziate le strutture sanitarie, si tenne sotto controllo l'igiene scolastica e la qualità degli alimenti e furono realizzate importanti opere come acquedotti e fognature. La bonifica urbana avviata a Napoli, rispondeva infatti alla necessità di eliminare le condizioni di insalubrità che caratterizzava il territorio cittadino. Pertanto, l'intera e complessa gamma delle problematiche giovanili - dalla tutela dei neonati abbandonati alla mobilitazione contro l'analfabetismo, all' educazione per il corretto sviluppo fisico - diventarono compito prioritario dello stato, che diede così avvio alla istituzione dei servizi sociali. Nacque così l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, furono istituiti gli Enti comunali di Assistenza, si rese obbligatoria l'assicurazione contro le malattie, si mise mano alla riforma della Previdenza Sociale e, soprattutto, a Napoli, si affrontò la triste piaga dell'infanzia abbandonata.

L'iniziativa fu assunta dalla Fondazione Banco di Napoli che decise di costruire un'opera di beneficenza in occasione del quattrocentesimo anniversario della sua fondazione. Fu così che nasceva l'Istituto per i Figli del Popolo. Il progetto rappresentava un'assoluta novità nel campo dell'architettura sociale in quanto rispondeva efficacemente all'esigenza di "garantire educazione intellettuale e politica, addestramento manuale e ginnico".
La cosiddetta "Città degli scugnizzi", in effetti, era una vera e propria cittadella della gioventù, con le sue scuole, i dormitori, le infermerie, le officine, le strutture logistiche e sportive, la chiesa e il teatro, incastonata in un contesto ambientale d'incomparabile bellezza.
Il progetto, redatto da Francesco Silvestri, fu articolato in una serie di terrazze rivolte a sud che richiesero consistenti movimenti di terra. L'area prescelta si estendeva per circa 322 mila metri quadri ed era compresa tra il quartiere di Bagnoli, le pendici delle colline puteolane e i confini della Triennale d'Oltremare. Il complesso era destinato ad ospitare circa 2500 ragazzi di entrambi i sessi.

L'Opera Nazionale Maternità e Infanzia

I lavori durarono poco più di un anno e si conclusero nel aprile del 1940 in coincidenza con l'ultimazione della Mostra. Durante la costruzione della sede, nel giugno del 39, morì Costanzo Ciano; il Consiglio Generale del Banco di Napoli intese dedicare alla sua memoria l'Istituto che così mutò la denominazione originaria in "Collegio Costanzo Ciano della Gioventù Italiana del Littorio".

Il Collegio Costanzo Ciano

Il 9 maggio 1940 Vittorio Emanuele III inaugurò ufficialmente il Collegio, la Mostra Triennale, l'Istituto dei Motori del nascente C.N.R. dopo di che concluse la memorabile giornata con l'inaugurazione della casa madre del Banco di Napoli progettata da Marcello Piacentini e la posa della prima pietra della sede napoletana della Banca d'Italia. Ma purtroppo, per la mancata definizione dello statuto della Fondazione, il Collegio non diventò mai operativo. Negli anni '50, per dare assistenza ai ragazzi abbandonati, nel frattempo divenuta ancora più pressante per gli effetti della Seconda guerra mondiale, il Banco di Napoli tentò di affidarne la gestione all' Opera Nazionale Maternità e Infanzia, ma purtroppo la Fondazione Banco di Napoli ne reclamò il possesso.
Il complesso, a liberazione avvenuta, fu concesso in regime di locazione alla Nato.

La disposizione pianeggiante del territorio e la sua ampiezza, la possibilità di buoni collegamenti con il centro, sia su ferro che su gomma, nonostante la dorsale di Villanova-Posillipo, hanno privilegiato l'area flegrea e soprattutto Fuorigrotta nella scelta per la localizzazione di alcune tra le più importanti opere pubbliche. Oltre alla Mostra d'Oltremare, sono sorti in successione: lo Stadio S. Paolo, la nuova sede della facoltà di Ingegneria, il complesso degli uffici e l'Auditorium della RAI, la nuova sede del CNR che ha sostituito il precedente Istituto dei Motori, l'Ospedale S. Paolo, l'Università di Monte S. Angelo, la LTR. E altre iniziative sono allo studio; come alcuni progetti di recupero dell'area Cavalleggeri-Italsider, destinati a riprendere il vecchio sogno di Lamont Young; o come il progetto di dare al quartiere, nella zona della Canzanella, un cuore civico di grande respiro comprendente strutture amministrative e strutture pubbliche polifunzionali, oltre che strutture commerciali.
Quando, pochi anni dopo la guerra, si mise mano alla "ricostruzione", il CONI bandì un concorso per la ricostruzione dello Stadio Comunale Partenopeo. Il CONI voleva ricostruirlo dov'era in precedenza, e cioè nella zona dell'Arenaccia, ma non ottenne consensi anche perché la zona era del Demanio Militare e la procedura dell'esproprio sarebbe stata lunga; altri avanzarono la proposta di ubicarlo al centro della città; altri ancora sostenevano che la zona occidentale della città era la più idonea sia per ampiezza, sia per i collegamenti già esistenti o in fase di progetto.
Quest'ultima proposta prevalse nonostante le preoccupazioni di alcuni per l'eccessiva distanza dalla città. Ma fu subito evidente che queste preoccupazioni non avevano fondamento, anzi, sarebbe stato opportuno allontanarlo ancora di più, perché l'edilizia residenziale, nella zona, crebbe velocemente anche in virtù del fatto che le aree circostanti divennero più appetibili. E' evidente che un impianto di così grandi di-mensioni necessitava di uno spazio verde dieci volte superiore a quello strettamente necessario alla costruzione. Soltanto la vicinanza della Mostra d'Oltremare e la vastità dell'antistante Piazzale Tecchio lasciano tuttora, allo Stadio, un certo respiro.

Lo Stadio venne inaugurato nel 1957. Nel 1987, nell'ambito delle opere per i Mondiali 90 il Comune ne decise l'adeguamento funzionale che, con la copertura in ferro degli spalti, ha perso il carattere essenziale della struttura portante a vista disegnata da Carlo Cocchia.
Nella stessa piazza sorge l'edificio del nuovo Politecnico, costruito nel 1956, il cui progetto fu redatto dai docenti della stessa Facoltà di Ingegneria sotto la guida di Luigi Cosenza. Il complesso si presenta articolati in due corpi: il primo come un alto parallelepipedo sul cui sfondo si staglia la collina di Posillipo; il secondo è costituito da un corpo di fabbrica basso che si sviluppa lungo il Viale Augusto e si collega al complesso di edilizia popolare progettato da Luigi Cosenza.
Anche l'ubicazione di quest'opera fu abbastanza travagliata perchè furono in molti a volerne la realizzazione nella zona compresa tra lo Scudillo e Capodimonte per il fatto che negli studi per il Piano Regolatore quella zona era stata indicata come la più adatta ad accogliere la Città Universitaria.
Ma la mancanza di strade e di idonei collegamenti con le altre zone della città, sconsigliarono questa scelta.

Lo stadio S.Paolo nel 1990
Lo stadio nel 2002

E quindi, nonostante le numerose opposizioni, si optò per la scelta di Fuorigrotta.
La ristrutturazione del Piazzale Tecchio, in occasione dei Mondiali di calcio e la sua destinazione ad area pedonale attrezzata, è stata realizzata da un pool di Imprese su progetto degli architetti Pica Ciamarra Associati.
Su quest' area sono presenti: lo stadio S. Paolo di C. Cocchia, la Mostra d'Oltremare di M. Canino, il Politecnico di L. Cosenza, il polo tecnologico del CNR, il Centro di produzione della Rai, la stazione dei Campi Flegrei; amalgamare tante realtà diverse sedi di importanti attività e risolvere i problemi di viabilità e di sovraffollamento è stata un'impresa assai difficile. La piazza si sviluppa secondo tre direttrici: il Politecnico, la Mostra, Via Claudio, e quindi assume una forma triangolare. Ai vertici del triangolo sorgono tre torri con vari significati simbolici. La viabilità è stata risolta con un sistema sotterraneo di strade che collegano la Tangenziale al piazzale Campi Flegrei e da dove si dipartono le arterie per il centro e la Via Diocleziano.

L'Istituto dei Motori nel 1990
L'Istituto dei Motori (oggi CNR) nel 2002

Il progetto di ristrutturazione del Piazzale Tecchio prevedeva di rendere sotterranea la stazione "Mostra" della Ferrovia Cumana.
L' architetto Nicola Pagliara, al quale era stato affidato l'incarico di progettare una serie di stazioni per la Cumana, tra le quali quella di Via Leopardi e della Mostra, propose invece che, l'opera circolare, progettata nel 1936 dall'architetto Frediano Frediani, non venisse demolita, bensì restaurata. L'obiettivo del restauro, infatti, sarebbe stato quello di rendere completamente fruibile la bellezza dello splendido spazio circolare abolendo tutti i tramezzi e, nel contempo, renderla più moderna e adeguata alle leggi attuali.

La nuova sede del Politecnico
L'Auditorium della RAI
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